giovedì, Giugno 13, 2024
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Trekking ecosostenibili: alcuni suggerimenti utili

Tra le discipline sportive più apprezzate per stare a contatto con la natura ed immergersi nel meraviglioso mondo che esso ci offre vi è sicuramente il trekking. Uno sport che è diventata una passione per molti italiani e non, diffondendosi a macchia d’olio a livello internazionale. La capacità di questa tipologia di attività di abbinare il movimento utile per la salute al respiro di aria pulita in luoghi incontaminati, è di gran lunga l’elemento che fa eccellere e contraddistinguere il suddetto sport. Addentriamoci per tanto nelle sue caratteristiche tecniche e in altre curiosità legate al trekking con particolare attenzione alla sua declinazione ecosostenibile.

Che differenza c’è tra hiking e trekking

Tracciato a sommi capi l’excursus di questa analisi legata al trekking, enunciandone i punti cardine che andremo ad affrontare, partiamo dal primo: ossia la differenza tra questo sport la sua variante principale, l’hiking. Con questo termine si è soliti definire una tipologia di escursionismo votata ad una durata più estesa rispetto al trekking tradizionalmente riconosciuto. Se quest’ultimo, infatti, verte principalmente sullo svolgimento nello spazio di una singola giornata, l’hiking, invece, coinvolge diversi giorni per il suo compimento. Le tempistiche, dunque, differenziano le alternative in questione, poiché dal punto di vista strutturale tanto il primo quanto il secondo esempio citato di escursionismo si sviluppano alla stessa maniera. Quindi contatto con la natura, lunghe camminate, ma tragitti più o meno estesi che comportano di conseguenza uno o più giornate.

Quali sono i tipi di trekking

Dopo aver spiegato la differenza tra trekking ed hiking, vediamo ora quali sono le altre possibili alternative di escursionismo esistenti al mondo. La classificazione è abbastanza ampia e abbraccia varie discipline: dal mountain trekking al desert trekking, toccando poi il back packing e il sopracitato hiking. Se nel caso quest’ultimo la differenza con la forma tradizionale riguardava per lo più la durata di svolgimento, per ciò che concerne mountain e desert trekking a variare ed incidere sullo sport in questione è il luogo in cui esso prende il là. Ossia la montagna in un caso, ed il deserto nell’altro. Due atmosfere differenti, con connotazioni morfologiche e geografiche all’opposto, ma ambedue accomunate dalla richiesta di una preparazione fisica e mentale importante. Questo perché si tratta di attività all’aperto si, ma impegnative per la tenuta psicofisica sul lungo periodo. Tragitti desertici o alpini necessitano di una condizione e forma di base di livello, non alla portata di tutti. Ecco dunque che prima di avventurarsi in sport simili, occorre sapere a cosa si sta andando incontro onde evitare avventure che possono trasformarsi da gradevoli in spiacevoli.

Cosa sono le attività sostenibili

Veniamo in questo paragrafo alla tematica delle attività sostenibili tra le quali vi rientra anche il trekking. Stiamo parlando di tutte quelle discipline amatoriali e non, di carattere sportivo, ad impatto zero ma di grande efficienza. Dunque muoversi nella natura senza contaminarla in alcun modo, beneficiandone sul piano della salute ed evitando al contempo di comprometterne l’ecosistema. Per tanto non usufruire eccessivamente di risorse naturali, non violare queste ultime alterandone la morfologia, e rispettare l’ambiente circostante. L’escursionismo si presta a queste indicazioni osservandole a pieno, poiché non necessita di un particolare spreco di risorse, ma si basa unicamente sulle capacità motorie dell’individuo a contatto con scenari naturali. Un compromesso giusto per soddisfare la voglia di fare sport all’aperto senza che tale pratica sia invadente per il luogo in cui la si svolge.

Quali sono i tre tipi di sostenibilità

Detto dell’escursionismo ecosostenibile e delle attività in generale che si allineano a questo filone, bisogna anche specificare che esistono in realtà tre tipologie di sostenibilità. Una di ordine ecologico, che dunque interessa il rispetto e la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema che ci ospita e di cui bisogna sempre ricordarsi non siamo padroni; una di carattere economico afferente alla capacità di una comunità di generare occupazione e di conseguenza profitto in modo sano per autosostenersi nel tempo; infine una terza sostenibilità legata alla sfera sociale, dove vengano garantiti i parametri inderogabili di giustizia, salute, ricchezza e sicurezza della collettività. Elementi cardine e su cui si fonda una società che vuole durare nel tempo e crescere sia finanziariamente che in termini di benessere. Autosostenersi vuol dire non solo non intaccare l’ambiente e produrre reddito in maniera pulita, ma anche far sì che continuino ad esserci sempre, nonostante il passare degli anni, quei presupposti di fertilità e buona salute di un tessuto sociale.

Quando praticare il trekking

E proprio parlando di salute ritorniamo dopo la parentesi sostenibile al trekking, dunque alla sua accezione sportiva. Capire quando praticarlo e le modalità in cui farlo è essenziale per non inciampare nelle trappole rischiose tipiche di un’attività motoria senza costrutto. Prima di tutto occorre saper scegliere il giusto periodo stagionale: non troppo caldo né troppo freddo, quindi la Primavera. È risaputo che le temperature intorno ai 25 gradi favoriscono la migliore resa fisica possibile, anche e soprattutto sportiva. Con una temperatura accettabile e un po’ di allenamento, infatti, salvo casi particolari, si possono recuperare le energie bevendo acqua o drink ad hoc poiché, ricordiamolo, è meglio evitare le bevande zuccherate. Altro fattore che incide è poi la forma fisica di partenza: se si è eccessivamente in sovrappeso non è l’ideale avventurarsi in una disciplina simile che per quanto amatoriale esige comunque una certa condizione di base. Infine terzo elemento determinante è la dotazione: scarpe e abbigliamento adeguati. Entrambi contribuiscono ad un’esperienza escursionistica confortevole in mancanza della quale il tutto si trasforma in un autentico incubo.

Come si cammina nel trekking

Sviscerati i punti di cardine che regolano l’attività escursionistica, esaminiamo ora un ultimo aspetto: come camminare nel trekking. La postura e l’andamento deve essere idoneo a far sì che debba poggiare sempre prima il tallone e poi la punta del piede sul suolo. Ciò non inficia sulla schiena e consente di scaricare adeguatamente il peso del corpo ad ogni passo. Munirsi poi di bastoni da trekking quando si è in altura è doveroso sia per i più giovani che per coloro che sono un po’ più in là con gli anni, poiché cambiano i livelli di gravità e di andatura sul tragitto.

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