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Michelina De Cesare, chi è? Biografia, morte, frasi

Qualche anno fa una giovane concorrente al titolo di Miss Italia rispose, a chi le chiedeva in quale periodo storico avrebbe voluto vivere, che le sarebbe piaciuto vedere la guerra anche perchè, in quanto donna, non avrebbe corso il rischio di essere arruolata. Non è tutta colpa sua, il ruolo delle donne e il loro contributo in quelli che sono stati i conflitti o le battaglie sociali e ideologiche, sono stati sempre giudicati marginali o, peggio ancora, inesistenti. Durante la II Guerra Mondiale le donne partigiane hanno dato un contributo fondamentale alla lotta contro il Nazifascismo e, prima di loro c’erano state le brigantesse, le guerrigliere del sud, donne coraggiose e indomite che furono tra le protagoniste delle lotte contadine della seconda metà dell’800. La più famosa tra loro, e anche la più celebrata, è senza dubbio Michelina De Cesare.

La brigantessa

Michelina Di Cesare è considerata la brigantessa per antonomasia, colei che divenne il capo di una banda che imperversava nella provincia di Terra di Lavoro, l’attuale provincia di Caserta. Il suo ruolo di comando è testimoniato dai verbali degli interrogatori di quanti avevano avuto a che fare con la sua banda e che menzionano espressamente di aver visto delle armi in suo possesso, segno inequivocabile del suo ruolo all’interno del gruppo. Tra le numerose foto di briganti giunte fino a noi infatti, ci sono anche delle immagini di Michela Di Cesare, la quale viene ritratta sempre con un fucile tra le mani.

Michela De Cesare chi è, biografia

Nata poverissima in una famiglia originaria di Caspoli, frazione di Mignano Monte Lungo, Michelina sposò giovanissima un ex soldato borbonico, poi disertore, Francesco Guerra. Questi faceva parte di una banda di briganti comandata da Domenicangelo Cecchino, detto Rafaniello, dal quale ereditò poi il comando alla morte di costui. Michelina seguì il suo uomo e si diede con lui alla macchia portando avanti, negli anni tra il 1862 e il 1868, una serie di azioni di guerriglia atte a destabilizzare quello che era il nuovo potere che si era insediato in quei territori.

L’unità d’Italia

Siamo negli anni 60 dell’800, l’unificazione dell’Italia era ormai una realtà, ma nel Sud del Paese c’era ancora una larga fascia della popolazione che non credeva in questa nuova visione unitaria, e voleva in tutti i modi ristabilire quella che era l’indipendenza del Regno delle Due Sicilie. Quello dell’unificazione era un processo al quale non ci si poteva più opporre ormai, e il fenomeno del brigantaggio venne represso con ferocia. Ma dare una scossa decisiva a quella che fu una vera e propria epurazione, furono le regalie e i favori concessi dagli ufficiali piemontesi a coloro che avessero in qualche modo rivelato dove si nascondevano i guerriglieri, e le loro intenzioni.

Michelina brigantessa

Fu proprio una di queste “spie” che rivelò al generale Emilio Pallavicino, inviato nella provincia di Terra di Lavoro e nei territori del Vulture-Matese, dove si nascondevano Michelina e il suo compagno Francesco. I due, sorpresi nel sonno, vennero brutalmente uccisi e i loro corpi vennero denudati ed esposti al pubblico nella piazza di Mignano Montelungo. Alla tragica fine di Michelina, e alla sua figura eccezionale, il cantautore Eugenio Bennato ha dedicato una parte del suo libro intitolato “Brigante se more”, oltre ad una canzone meravigliosa, “Il sorriso di Michela”.

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